ELOGIO DEL TRADIMENTO

CONTRIBUTO INVIATO DA UNA VISITATRICE DEL SITO

Fa discutere e impegna pensate se non ci fosse…
E’ stato ” creato ” per stimolare ampliare e sostenere I sentimenti profondi.
Ognuno vi partecipa ognuno ha da dire e dare quando c’è in ” ballo ” la danza del tradimento. E’ un ritmo che gira a 360° gradi. Rimescola si alterna propone fa vivere e spesso rende anche più belli.
Di volta, quando non c’è, si ricorre al mezzo che più ci affascina; si ricorre alla invenzione e purtroppo, capita che, tra una cosa e l’altra, si finisce col negare.
Neghiamo chi siamo mentre proponiamo l’altro e l’altro è sempre il nemico, colui che ci fa del male.
Il tradimento in sostanza fonda un’attività psichica che ci rende molto meno passivi sui sentimenti di coppia i quali potrebbero ammuffire, quindi, ben venga questa nota dolente tanto poi si sa che la mente umana ha in sè poteri utili al suo sviluppo e se questo è il percorso che ha scelto non si può ne si deve evitarlo.
Il peggio di un ” peccato ” è rimangerselo, nasconderlo; il peggio, quando il peggio è di norma realtà di fatto, è non capire non vedere non sentire che a tradire non è l’altro, siamo noi.
E’ un carattere altruistico colui che propone e lo fa tradendo l’altro lo fa per nutrire per impegnare lo fa per un vincolo affettivo. Lo fa per amore.
In realtà, la grande maggioranza della gente sia uomini che donne ammettono il tradimento dell’altro come se si trattasse di una forma di ” riparo ” ma qualunque sia il peso o le motivazioni che spingono in quella direzione l’importanza di capire trascende dal bisogno.
Un uomo non è un uomo senza tradimento e le donne esigono che il proprio compagno abbia almeno una volta una nemica da combattere. Per la donna si tratta di tutt’altro.
Si dice che la donna tradisce per bisogno affettivo e quando si ritrova in una tipica situazione – malgrado si ammetti di aver cercato invano di resistervi – in contrasto sublima ciò che lei vorrebbe vivere. L’idea quindi di un’altra donna piangente o comunque di manomettere in senso realistico – incorporando – se stessa vittima e giustiziere, in profondo, in modo sadico ma non del tutto cosciente.

Il tradire comunque non è solamente l’idea di una rottura, la quale, quasi mai, arriva a concludersi in questo modo, come ho anticipato è una scelta una delle più accanite decisioni.
Aiuta a rinvigorire e riesce a sostenere l’unità in sè.
Senza il tradimento l’umanità non potrebbe sopravvivere.
E’ l’attività della mente, quella più antica, la forza di una costituzione organica e psichica a tutti gli effetti.
Eppure, se chiamiamo ” tradimento ” la conquista di noi stessi c’è rischio di trovarsi in serie difficoltà col mondo che ci circonda.
Ma sono poi tutte forme di tradimento intese in questo senso?
E’ possibile che vi sia dell’altro.
Dobbiamo riservare la parola ” tradimento ” a una particolare unione con se stessi, associarla a una virtù idealistica che si vuole vivere la propria situazione e come sempre la risposta a questo dubbio può essere solo arbitraria.
Mi riferisco al tradimento come ad una matura consapevolezza di sè e che ciò sia in grado di risolvere e non distruggere una relazione sia di coppia che di altra forma di unione.

Il tradire si ritiene sia come tutti dicono, un tradire la compagna/o ma vi sono tante forme e diverse situazioni in cui il tradire diventa percorso e sviluppo. Vi sono unioni di figli verso i genitori e di genitori verso i figli, di amicizie, di religioni, ciò che conta è sapere a quale tipo di unione ci si sente meno legati e quando si è ben certi agire su quel modello caratteriale di cui sopra.
Esiste una realtà anche in questa generazione attuale; esiste e fa la differenza tra i diversi criteri utilizzati in passato.
Nelle odierne ” democrazie ” parlare in termini di tradimenti personali non suscita più timori.
La gente parla di sè ammettendo di conoscersi profondamente.
Dice che non accetta alcun tipo di tradimento e lo fa con argomentazioni prevalentemente conformate.
L’unione col gregge del conformismo è di prassi un percorso abituale.
Bisogna mantenersi uniti la paura di restare isolati obbliga ad un adattamento per questa ragione, spesso, l’anticonformismo speculatorio viene indotto e sorregge non al di fuori ma propriamente all’interno ove i livelli più elevati si
” condensano ” con i consensi generali.
L’anticonformista dunque è l’essere che più si adatta e che si mantiene seguendo una sua logica che non è quasi mai differente quasi mai innovativa quasi mai creativa.

Il tradimento, è questa l’arma la più invincibile.
E’ come un uragano a ” ciel sereno ” non imbroglia, libera le tossine acide altrimenti si che si rischierebbe la follia.
IL tradire è consigliabile a tutta quella gente che se ne resta inerme. Agli obesi innanti tutto, a quelli che si danno come uomini di gran potere. A quei religiosi fanatici. Ai politici freddi e calcolatori. Agli imprenditori, ai commercianti, ai filosofi, ai rivenditori di parole che come me non hanno altro da aggiungere.
Tradire!
Tradire tutti e tutto!
TRadire come terapia di salute!
Tradire anche se stessi, in quel che si è creduto.
TRadire quell’amore innato perchè non c’è amore senza vitalità e questa ci viene data mediante i percorsi meno razionali.
Grazie per la presa di visione.
Un caro saluto a poi…

Dott. Roberto Cavaliere Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private (anche telefoniche e/o via Skype) tel.320-8573502 email:cavaliere@iltuopsicologo.it

TEST DELLA COPPIA TRADITRICE

E ti direi che ti aspetto, anche se non si aspetta chi non può tornare. Tu non sapevi come cominciare. A volte ci si sente a disagio, specie se sappiamo già come andrà a finire… E noi sapevamo entrambi come sarebbe andata a finire.

Non importa, fa lo stesso: in fondo anche tu amavi le fessure fra le cose, ma poi hai scelto il pieno, e forse hai fatto bene, perchè è una forma di salvezza, o comunque di accettazione di ciò che tutti siamo.

Io ci sono senza che tu abbia bisogno di essere con me.

Le persone sono lontane quando ci stanno accanto, figurarsi quando sono lontane davvero. Antonio Tabucchi

 

Il seguente test è un personale riadattamento del test del Dilemma del Prigioniero

Il dilemma della coppia adultera è il seguente. Marito e moglie si accusano a vicenda di aver commesso adulterio e si rivolgono al giudice per la separazione giudiziaria. Il giudice, al fine di stabilire le condizioni di tale separazione, li ascolta separatamente, nello stesso giorno, senza dare loro la possibilità di comunicare fra un colloquio e l’altro. A ognuno di loro vengono date due scelte: confessare l’adulterio, oppure non confessare l’adulterio. Viene inoltre spiegato loro che:

  1. a)se solo uno dei due non confessa, chi non ha confessato evita una pena pecuniaria; l’altro viene però condannato ad una pena pecuniaria di euro 21.000,00;
  2. b)se entrambi non confessano, vengono entrambi condannati ad una pena pecuniaria di 18.000,00 euro;
  3. c)se entrambi confessano, entrambi vengono condannati ad una pena

pecuniaria di 3.000 euro.

 

Voi quale alternativa scegliereste fra il confessare ed il non confessare ?

 

SOLUZIONE

Valutando pro e contro delle varie scelte si scopre che il punto di equilibrio è, controintuitivamente, la scelta b (non confessa, non confessa). Il motivo è che per ognuno dei due lo scopo è minimizzare la propria condanna pecuniaria; e ogni membro della coppia non confessando rischia o di non pagare niente o di pagare 18.000,00 euro, confessando rischia di pagare o 3.000,00 euro o 21.000,00 euro.

Il paradosso che consegue da questa conclusione sta nel fatto che anche l’altro membro della coppia, trovandosi nella stessa situazione, farà lo stesso ragionamento; con un risultato complessivo che non è ottimale per nessuno dei due (18.000,00 euro di pena pecuniaria a testa).

Tutto ciò dimostra, indirettamente, che in una coppia o si vince entrambi o si perde entrambi. Anche se uno dei due ha l’impressione di aver vinto la sconfitta dell’altro gli si ritorcerà contro prima o poi. Bisogna cercare di comunicare senza entrare nella logica di chi ha torto o ragione prima di finire davanti ad un giudice e, conseguentemente, comunicare non diventa più possibile.

L’ADULTERIO

I mariti traditi, pur essendo all’oscuro di tutto, sanno nondimeno ogni cosa. Proust

L’adulterio (dal latino adultare: corrompere), da sempre in diverse culture e religioni, è stato considerato come l’infrazione al patto coniugale, quello della fedeltà reciproca. Da sempre, le stesse culture e religioni che condannavano l’adulterio, non usavano o usano lo stesso metro di misura per uomo e donna: quello maschile è sempre stato maggiormente tollerato.

Nel diritto romano l’adulterio della moglie era previsto come reato ed era punibile, con la pena di morte per mano del marito o dei familiari maschi. Nella Bibbia l’adulterio, considerato un peccato, indica un qualsiasi rapporto sessuale volontario di una persona sposata con altri che non sia il proprio legittimo coniuge. Talvolta la Bibbia equipara l’adulterio alla fornicazione, ma questo è più specifico, indicante l’infrazione della fedeltà coniugale. L’adulterio è proibito nella Bibbia perché viola il concetto della santità della famiglia e del matrimonio (ESodo 20:14; Deuteronomio 5:18) e tale infrazione è considerata tanto grave da meritare la morte (Levitico 20:10; Giovanni 8:5). Sebbene la legge di Mosè non specifichi come vada eseguita questa pena, essa è spiegata nel Nuovo Testamento come lapidazione.

Lo stesso termine adulterio è associato al tradimento coniugale femminile e non a quello maschile. La causa principale di tale diversità di considerazione è da ricercare nella possibile mancanza di certezza di paternità nel caso della nascita di un figlio. I movimenti femministi hanno rigettato quest’interpretazione antropologica del tradimento femminile, considerandola figlia del maschilismo culturale che ha pervaso culture e religioni. Questi trascorsi storici del termine adulterio l’hanno connotato come peccato e colpa, e a causa di ciò, il termine oggi è in disuso.

Oggi le cause d’adulterio sono le stesse di quelle di un qualsiasi tradimento, con dei dovuti distingui. Ogni disagio e conflitto di coppia, nel matrimonio sono acuiti, come se il vincolo del patto coniugale e la presenza, spesso, dei figli, desse meno possibilità di fuga, quindi meno libertà. Unica possibilità di fuga rimane l’adulterio, che potrebbe permettere di meglio sopportare la mancanza di scelte e possibilità all’interno della coppia coniugale. E’ una possibilità e libertà apparente. Si finisce il più delle volte in un meccanismo perverso di costrizione. Non solo si è costretti a rimanere nella coppia coniugale per rispetto del vincolo e dei figli, per paura del cambiamento, ma si è costretti anche, paradossalmente, a rimanere all’interno della coppia adultera per continuare a salvare quella coniugale. Infatti, quanti matrimoni avrebbero i giorni contati, se non ci fosse un adulterio a salvarlo? E qui ritorniamo alla concezione del terzo nella coppia che salva l’unione degli atri due. Questo fenomeno nel caso dell’adulterio è molto più frequente che nel caso del tradimento. C’è differenza anche nella durata fra adulterio e tradimento. La relazione adultera tende a durare maggiormente nel tempo. Spesso diventa una vera e propria coppia parallela a quella coniugale, con  anche una determinata condivisione e progettualità.

Dott. Roberto Cavaliere Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private (anche telefoniche e/o via Skype) tel.320-8573502 email:cavaliere@iltuopsicologo.it

PROFESSIONISITI A MAGGIOR RISCHIO DI TRADIMENTO

Il sito di incontri per persone sposate o già impegnate, Victoria Milan, ha compiuto un sondaggio fra i suoi utenti, rivelando la professioni con il maggior numero di traditori. Delle 5mila 658 donne intervistate due su tre hanno rivelato di avere avuto una relazione con un collega e il dieci per cento di loro si è detto preoccupato di ciò che poteva accadere alla propria carriera, se le voci si fossero diffuse in ufficio.

L’Independent ha analizzato i dati raccolti dal sito stilando una classifica in 9 posizioni dei settori lavorativi nei quali è più facile che si compia un tradimento.

  • 1Finanza
    Broker, banchieri, analisti del mercato. Per svolgere queste professioni serve una buona dose di sicurezza di sé e l’ego per accrescersi potrebbe necessitare di conquiste sempre nuove.
  • 2Aviazione
    Per hostess e piloti ogni giorno è un viaggio nuovo, ogni viaggio corrisponde a volti diversi e diverse conoscenze. Le tentazioni sono innumerevoli.
  • 3Salute
    Le corsie degli ospedali sembrano essere afrodisiaci per medici, infermieri e pazienti.
  • 4Business
    Manager e amministratori non sembrano essere interessati solo agli affari. A forza di rimanere in ufficio fino a tardi potrebbero alzare gli occhi dal computer e iniziare a guardarsi intorno.
  • 5Sport
    Allenarsi costantemente per mantenersi in forma può far nascere la voglia che quel corpo perfetto venga apprezzato da più persone.
  • 6Arte
    Gli artisti vivono di esperienze e sensazioni, di emozioni e istinti. La monogamia potrebbe appiattire il loro estro creativo.
  • 7Lavori notturni
    Sotto i fumi dell’alcol nei locali notturni dj e pr considerano parte del proprio lavoro tenere a distanza chi ci prova o, al contrario, flirtare un po’. Tra le infinite conoscenze qualcuna può risultare più intrigante di altre.
  • 8Comunicazione
    Il giornalista va dove lo porta il proprio lavoro e non tutti i partner sono in grado di accettare orari sfalsati e improvvisi cambi di programma. Tra una litigata e un’altra è facile cedere al tradimento.
  • 9Legge
    Infine gli avvocati, che probabilmente non avranno problemi a gestire la propria eventuale causa di divorzio.

     

    Dott. Roberto Cavaliere Psicologo, Psicoterapeuta

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RIFLESSIONI SULLA FIGURA DELL’AMANTE

Le seguente riflessioni sulla figura dell’amante sono tratte dal libro di Honoré de Balzac , Fisiologia del matrimonio, edito da Einaudi. Nonostante tali considerazioni risalgono all’800 sono ancora attuali

LXVI In un amante il desiderio più volgare si manifesta sempre come lo slancio d’una ammirazione cosciente di sé.

LXVII Un amante ha tutte le qualità e tutti i difetti che un marito non ha.

LXVIII Un amante non soltanto dà vita a tutto, ma fa anche dimenticare la vita. Un marito non dà vita a niente.

LXIX Tutte le affermazioni di sensibilità di una donna sono sempre prese molto sul serio da un amante; là dove un marito fa spallucce, un amante va in estasi.

LXX Un amante non tradisce che con il suo comportamento il grado d’intimità al quale è arrivato con una donna sposata.

LXXI Una donna non sa perché ama, mentre un uomo è raro che non abbia un interesse per amare. Un marito deve cercare di scoprire questa segreta ragione d’egoismo perché per lui sarà la leva d’Archimede.

LXXII Un marito d’ingegno non sospetta mai apertamente che la moglie abbia un amante.

LXXIII Un amante ubbidisce a tutti i capricci d’una donna; poiché un uomo non è mai vile tra le braccia dell’amata, per piacerle ricorrerà a mezzi che spesso ripugnano a un marito.

LXXIV Un amante insegna a una donna tutto quello che il marito le ha tenuto nascosto.

LXXV Tutte le sensazioni che una donna fa provare all’amante le riceve a sua volta e, nello scambio, le ritornano sempre più intense, perché sono arricchite di quello che hanno dato e di quello che hanno ricevuto. E’ un commercio nel quale quasi tutti i mariti fanno fallimento.

LXXVI Un amante parla a una donna soltanto di ciò che può lusingarla mentre un marito, anche amandola, non può impedirsi di dare consigli che hanno tutta l’aria di rimproveri.

LXXVII Un amante procede sempre iniziando dall’amata e finendo a se stesso, il contrario avviene con i mariti.

LXXVIII Un amante ha sempre la preoccupazione di riuscire amabile. In questo sentimento vi è un principio di esagerazione che può sfociare nel ridicolo: bisogna saperne approfittare.

LXXIX Quando viene commesso un delitto, il giudice istruttore sa (a parte il caso d’un forzato che, rimesso in libertà, commetta un omicidio) che non esistono più di cinque persone che possano essere sospettate. E di qui parte per iniziare le indagini. Un marito deve ragionare come il giudice: non ci sono più di tre persone da sospettare nella società che frequenta quando vuol scoprire chi sia l’mante della moglie.

LXXX Un amante non ha mai torto.

Dott. Roberto Cavaliere Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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… non c’è niente da fare. Omero rese gloria alla nostalgia con una corona d’alloro e stabilì in tal modo una gerarchia morale dei sentimenti. Penelope sta in cima, molto al di sopra di Calipso. Oh Calipso! Penso spesso a lei. Ha amato Ulisse. Hanno vissuto insieme sette anni. Non sappiamo per quanto tempo Ulisse avesse condiviso il letto di Penelope, ma non così a a lungo. Eppure tutti esaltano il dolore di Penelope e irridono le lacrime di Calipso. M. Kundera, L’ignoranza, Adelphi

Imparalo adesso ed imparalo bene, figlia mia. Come l’ago della bussola segna il nord, così il dito accusatore dell’uomo trova sempre una donna cui dare la colpa. Sempre. Ricordalo. K. Hosseini, Mille splendidi soli, Piemme

 

Per descrivere la figura dell’Amante e “riabilitare” tale figura parto dal mito di Calipso.

Calipso nella mitologia greca è una ninfa marina. Quando Ulisse, naufrago, raggiunse Ogigia, l’ isola del mar Ionio in cui la ninfa viveva in solitudine, Calipso si innamorò di lui e lo trattenne presso di sé per sette anni. Benché gli avesse promesso l’immortalità e l’eterna giovinezza se fosse rimasto con lei, Ulisse non poté vincere il suo desiderio di tornare a casa. Per ordine di Zeus, Calipso dovette aiutare Ulisse a costruirsi una zattera con cui lasciare l’isola, ma morì di dolore subito dopo la sua partenza.

Calipso in greco significa “nasconditrice” ed in infatti questa solitaria ninfa, riesce a nascondere Ulisse per ben sette anni.

Ulisse arriva naufrago all’isola di Ogigia, quasi morto, privo di tutti i compagni e Calipso lo salva dal mare e ne cura il corpo stanco e ferito, ma sulla sua isola il tempo scorre lentissimo. L’isola di Ogigia in quei sette anni diventa un luogo per Ulisse per conoscere sè stesso e Calipso lo aiuta, inconsapevolmente in ciò.

Dopo questa lunga analisi personale Ulisse, che tutti i giorni piange sullo scoglio più esposto guardando il mare, è di nuovo pronto per riprendere a navigare. Calipso, l’analista, finito il suo compito, non può che lasciarlo andare. Ferita, Calipso chiama Ulisse alitros , “furfante”.

Quante analogie fra Calipso e la figura dell’amante:

  • il raccogliere ed il proteggere
  • il nascondere ed il nascondersi
  • l’aiutare a conoscere ed il conoscersi
  • il trattenere ed il lasciare andare
  • il rubare ed il sentirsi derubata

Dott. Roberto Cavaliere

TESTIMONIANZE

 

IL DOLORE DELL’AMANTE

Io sono stata l’amante di un uomo sposato, senza figli, per più di un anno. Sono quella che quasi tutti voi avete definito ignobile e che molti altri definirebbero una poco di buono rovina famiglie.

All’inizio mi aveva tenuto nascosto il suo matrimonio e quando mi ha confessato la verità, per me era troppo tardi, perché me ne ero innamorata. Ho sofferto moltissimo, vivendo sempre nell’ansia, nell’attesa, nella frustrazione.

Era la prima volta che mi trovavo in una situazione così. Non avrei nemmeno mai immaginato che potesse capitarmi. Non voglio mai più vivere tanto dolore.

Ho voluto credere nel rapporto, anche se sapevo come vanno a finire di solito queste storie. Sentivo un legame fortissimo con lui. Il mio amore non è stato contraccambiato a sufficienza. E’ prevalsa la vigliaccheria e tutto è finito.

Ero arrabbiata e ferita e avevo pensato anche di chiamare sua moglie e raccontarle tutto. Poi non l’ho fatto. Forse è stato un ultimo dono d’amore, non sconvolgergli la vita.

 

Al mio amante che torna da sua moglie (Poesia di Anne Sexton)

Al mio amante che torna da sua moglie

Lei è tutta là.
Per te con maestria fu fusa e fu colata,
per te forgiata fin dalla tua infanzia,
con le tue cento biglie predilette fu costruita.

Lei è sempre stata là, mio caro.
Infatti è deliziosa.
Fuochi d’artificio in un febbraio uggioso
e concreta come pentola di ghisa.

Diciamocelo, sono stata di passaggio.
Un lusso. Una scialuppa rosso fuoco nella cala.
Mi svolazzano i capelli dal finestrino.
Son fumo, cozze fuori stagione.

Lei è molto di più. Lei ti è dovuta,
t’incrementa le crescite usuali e tropicali.
Questo non è un esperimento. Lei è tutta armonia.
S’occupa lei dei remi e degli scalmi del canotto,

ha messo fiorellini sul davanzale a colazione,
s’è seduta a tornire stoviglie a mezzogiorno,
ha esposto tre bambini al plenilunio,
tre puttini disegnati da Michelangelo,

l’ha fatto a gambe spalancate
nei mesi faticosi alla cappella.
Se dai un’occhiata, i bambini sono lassù
sospesi alla volta come delicati palloncini.

Lei li ha anche portati a nanna dopo cena,
e loro tutt’e tre a testa bassa,
piccati sulle gambette, lamentosi e riluttanti,
e la sua faccia avvampa neniando il loro
poco sonno.

Ti restituisco il cuore.
Ti do libero accesso:

al fusibile che in lei rabbiosamente pulsa,
alla cagna che in lei tramesta nella sozzura,
e alla sua ferita sepolta
– alla sepoltura viva della sua piccola ferita rossa –

al pallido bagliore tremolante sotto le costole,
al marinaio sbronzo in aspettativa nel polso
sinistro,
alle sue ginocchia materne, alle calze,
alla giarrettiera – per il richiamo –

lo strano richiamo
quando annaspi tra braccia e poppe
e dai uno strattone al suo nastro arancione
rispondendo al richiamo, lo strano richiamo.

Lei è così nuda, è unica.
È la somma di te e dei tuoi sogni.
Montala come un monumento, gradino per gradino.
lei è solida.

Quanto a me, io sono un acquerello.
Mi dissolvo.

Dott. Roberto Cavaliere Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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EVITARE IL TRADIMENTO

DAL FORUM DEL SITO www.maldamore.it

CASTALIA Ci conosciamo da un anno in quanto colleghi ed entrambi siamo sposati. E’ cominciata come amicizia e confidenza e ci siamo resi conto di stare bene insieme, nonostante nessuno dei due abbia mai voluto veramente far iniziare una vera e propria relazione. Al momento che ci siamo avvicinati di più e che poteva succedere qualcosa ci siamo spaventati ed allontanati. Ma la lontananza è comunque difficile da gestire: abbiamo voluto convincerci di poter salvare l’amicizia, ma di fatto la paura di avvicinarsi nuovamente rende i nostri rapporti freddi, formali ed insignificanti, lasciando al contempo una dipendenza l’uno dall’altra che non fa superare la questione. Penso che un taglio netto sia la soluzione più valida, ma mi chiedo se sia giusto chiudere senza affrontarsi, se un chiarimento possa facilitare l’elaborazione del lutto oppure invece se analizzare la situazione e darsi le risposte da soli sia preferibile, risparmiando così altre inutili aspettative

ANNABLUE Non capisco se stai parlando di una relazione effettiva o di una relazione che poteva esserci ma non c’è stata perchè l’avete bloccata sul nascere. Parli di elaborazione del lutto come si farebbe per una relazione vera e propria, comunque…..

CASTALIA Forse ho usato il termine sbagliato. Intendevo dire che quando abbiamo provato ad allontanarci ci siamo resi conto di stare entrambi male come nel caso di una vera e propria storia ed il problema sta nel togliersi definitivamente dalla testa l’intera faccenda. Preciso che ci vediamo tutti i giorni per lavoro e che ci prendiamo a volte anche giorni di ferie e cene per stare insieme.

ADANYCara Callista, tu parli di “togliersi definitivamente dalla testa l’intera faccenda”, con estrema facilità. Prova a leggre un pò qua e là nel forum e capirai che di così semplice non c’è proprio niente.

Immagino che siate enrambi maggiorenni e vacinati. Credo che parlarne apertamente tra voi non possa che essere propedeutico per entrambi.

Siete sposati con altri e prima di logorare due matrimoni con sotterfugi e scappatoie varie, provate a capivi tra di voi. Il resto verrà da solo.

CASTALIA Non credo assolutamente che sia facile dal momento che non riesco a superare questa vicenda. Non facciamo neanche sotterfugi, semmai è il contrario…proprio in virtù dei nostri matrimoni non vogliamo affrontare una situazione che comunque torna sempre fuori. Mi domando se sia sempre la cosa giusta salvaguardare un matrimonio solo perché si è fatto una scelta qualche tempo fa e che si basa su affetto e quotidianità, sacrificando tutta la complicità e l’affinità che si può provare per un’altra persona, nonostante ci si opponga con tutte le forze. In alcuni momenti difficili ho sentito più la sua vicinanza (e questa sensazione cresce sempre di più) che quella del mio compagno, dal quale non sento più di condividere una progettualità. Ma non voglio neanche essere la causa di rottura del suo matrimonio, per cui in quest’anno ho sempre lottato contro i miei ed i suoi sentimenti per ridimensionare tutto ed ora mi sento stanca e vorrei non pensare a lui e vorrei recuperare col mio compagno. Ma non ci riesco. Testa e cuore non vanno di pari passo. Naturalmente non mi aiuta vederlo tutti i giorni al lavoro. Mi sento immobilizzata…devo razionalizzare una sensazione che non sento.

ANNABLUE Testa e cuore non vanno mai a braccetto. Mai. Qualcosa nel vostro matrimonio non funziona, ma non è questo il punto.

Capita che si proietti in una persona (che non è il proprio compagno) qualcuno che si vorrebbe avere a fianco, una specie di idealizzazione… stando insieme qualche ora ogni tanto viene anche spontaneo. E’ come vedere solo un lato di quella persona, ma non conoscerla fino in fondo. Quando si sta insieme “rubando” il tempo, inizialmente quasi per gioco, poi si corre il rischio di invischiarsi in un terreno più pericoloso, ma molto spesso più per quello che vogliamo vedere noi, rispetto a quanto c’è realmente.

Io non troncherei nulla nettamente, perchè non c’è ancora nulla da troncare.

Ridimensionerei la cosa, le darei l’importanza oggettiva che può avere, senza distruggere reciprocamente il matrimonio l’uno dell’altro.

Se tagli in maniera drastica, corri il rischio di essere preda del rimpianto, perchè in genere si rimpiange una persona scomparsa, qualcuno che mai più tornerà indietro; dando tanta importanza alla chiusura, il sentimento di mancanza e di vuoto si amplifica nel nostro cuore. Non ci viene più a mancare un amico, un collega importante, un confidente, ma ….. una specie di soggetto indefinito che “avrebbe potuto essere in grande amore”. Ma anche no.

Insomma, io non voglio semplificare nessuna situazione, perchè tu sai quello che vivi, e credo che ti sia difficile razionalizzare se sei coinvolta. Io cercherei piuttosto di vedere anche i lati meno affettuosi, complici e positivi che ha questa tua relazione di “amicizia amorosa”. Ma senza drammi. Hai un marito e quella volta hai fatto una scelta importante. Io cercherei di recuperare con forza, credendoci, ricordando i motivi che mi hanno indotta a sposarlo.

CASTALIA Ti ringrazio annablue delle tue parole. In effetti erano quelle che cercavo. Ho paura di idealizzare ancora di più se chiudo; d’altro canto ho un senso di colpa per ciò che provo e che va oltre la mia volontà. I problemi con mio marito nascono da molto lontano: l’avevo lasciato per una sua scappatella e poi perdonato. Da quel momento si è comportato in modo esemplare, dimostrandomi pure di essere innamorato di me, ma non riesco ancora a sentirmi nuovamente coppia, a fidarmi, a lasciarmi andare. Voglio pensare che questa mia amicizia sia nata da un desiderio di essere compresa, di sentirmi complice e di fiducia verso un uomo. Grazie di aver parlato con me

VELIA Ciao Castalia, in linea generale sono d’accordo con annablue tranne che sulla sua prima affermazione:

“Qualcosa nel vostro matrimonio non funziona, ma non è questo il punto”.

Secondo me invece è proprio questo il punto, almeno secondo me.

Se il proprio rapporto di coppia funziona non si è attratti da un’altra persona, non si cerca la complicità con una persona che non sia il nostro compagno/a. Certo poi ci sono le situazioni di quotidianità con i colleghi, le ore migliori della giornata che comunque ciascuno di noi trascorre al lavoro e non con il proprio compagno, le situazioni di complicità che comunque si vengono a creare nel luogo di lavoro. Ma se alle spalle si ha un rapporto solido tutto rimane lì.

Tu stessa invece dici una cosa molto importante: sei stata tradita e hai perdonato. In realtà ti contraddici subito dopo poiché dici “non riesco ancora a sentirmi nuovamente coppia, a fidarmi, a lasciarmi andare. Voglio pensare che questa mia amicizia sia nata da un desiderio di essere compresa, di sentirmi complice e di fiducia verso un uomo”.

Da ciò che scrivi appare evidente che non hai affatto superato il tradimento. Non so se sia una cosa recente o sia passato tanto tempo: ciò non toglie che se anche pensi di aver perdonato, in realtà non lo hai fatto. Non sei riuscita a superare la lacerazione profonda che un tradimento crea. Il rapporto entra in una profonda crisi che non è facile da superare (ti parlo per esperienza personale). Credo dunque, come anche tu stessa dici, che la tua infatuazione per questa persona nasca da un profondo desiderio di ritrovare in un nuovo rapporto quello che non riesci più a trovare con tuo marito.

Penso però che se a suo tempo hai comunque deciso di “perdonare” tuo marito ci deve essere stata una molla profonda che ti ha spinto a farlo. Cerca di risalire a questo e di capire se c’è ancora qualche cosa che ti lega a lui, se tu pensi di amarlo ancora.

Dopo un tradimento può essere facile scambiare la “vicinanza” con qualcuno per qualcosa d’altro. Si ha bisogno di conferme, ci si sente fragili. Ma non credo sia l’atteggiamento migliore per cominciare una storia.

E poi anche lui non è libero ma è sposato.

Sei veramente sicura che quello che vuoi è tradire tuo marito e la moglie di lui?

Questa storia è ancora tutta in divenire, da come ne scrivi: l’altro che prova per te? Sarebbe disposto a mettere in discussione il suo matrimonio per te? E tu? Hai messo in conto che potresti perdere tuo marito?

Certo ha ragione annablue quando dice che testa e cuore non vanno mai a braccetto ma forse si possono dare una mano quando ancora gli eventi non sono precipitati.Un abbraccio

CASTALIA Non voglio tradire, tantomeno far tradire. Non mi piace in genere nessuna situazione di falsità o di sotterfugio. Per questo voglio solo fare la cosa giusta, voglio capire cosa mi succede, chiedermi se sia giusto fuggire da questa situazione (che lascerebbe però dei sospesi) oppure se affrontare un più ampio discorso. Se sia giusto mantenere questo contatto su livelli di amicizia oppure chiuderlo. So che il problema principale è il mio rapporto di coppia, dal momento che non è più mio marito il primo amico a cui fare le mie confidenze. Ringrazio questo forum e le risposte che mi date, perché non ne ho mai potuto parlare con nessuno

VELIA Ciao Castalia, cosa intendi precisamente con “affrontare un più ampio discorso”? Non credo tu intenda il piano di amicizia, che comunque è già presente. Se fosse solo questo non ne staremmo neanche a parlare. Se la sola idea di chiudere ti fa ipotizzare che rimarebbero dei sospesi è, secondo me, perché tu stai già proiettando su questa persona altro che non è certamente il sentimento dell’amicizia. Tu dici che non vuoi tradire o far tradire ma la strada è quella. Se ti sei posta il problema di chiudere definitivamente è perché forse hai superato il punto in cui potevi rimanere solo sua amica (e’ solo una mia impressione). Se è così non esiste una cosa giusta perché le parti in causa sono quattro: giusta per chi? Per te, per tuo marito, per lui o per sua moglie?

Però tu ti sei fermata prima di andare oltre e secondo me questo è già una cosa giusta, ma per te stessa. Prima di intraprendere qualsiasi altro rapporto forse sarebbe il caso che tu risolva i problemi con tuo marito.

So che il problema principale è il mio rapporto di coppia, dal momento che non è più mio marito il primo amico a cui fare le mie confidenze.

Non è proprio più possibile recuperare il vostro rapporto?

Secondo me, ma ovviamente è un’opinione assolutamente personale, dovresti prima di tutto risolvere le cose con tuo marito. Il resto poi si vedrà.

ANNABLUE Concordo con Velia, va chiarito il rapporto con tuo marito, prima di ogni altra cosa…. Il mio ex diceva “si tradisce anche con il pensiero” e nell’ultima parte del nostro rapporto si riteneva responsabile del tempo che dedicava a me e quindi toglieva alla sua compagna (lui era sposato). Forse non aveva tutti i torti, anche se all’inizio la cosa mi faceva sorridere, perchè immaginavo che esistesse solo il tradimento carnale. Invece no. Quello, tutto sommato, più comprensibile e “superabile” (tu stessa dicevi che gli hai perdonato una scappatella). Ecco, finchè sono scappatelle senza importanza, credo anch’io che si possa lottare per il proprio matrimonio. Ma tu gli stai togliendo molto, a tuo marito. Gli stai togliendo te stessa, la tua confidenza, la vostra intimità…. Su questo io rifletterei

VELIA Ciao annablue concordo con te. Quello che mi ha fatto male del tradimento di mio marito è stato proprio l’instaurare un rapporto di complicità e intimità con un’altra persona che non ero io. L’aver tolto a me il ruolo di amica e confidente. L’avermi esclusa per un perodo dalla sua vita, dalle sue emozioni, da ciò che gli stava succedendo mentendomi. Ed è questo che anche a lui ha fatto vivere malissimo la storia con l’altra.

CASTALIA Il mio dilemma è questo: è giusto lasciare un marito perché non riesco più a trovare quella complicità che c’era prima del suo tradimento (anche se lui mi ripete che mi ha sempre amato perché sapeva che sarebbe tornato da me) ma che “forse” con il tempo si potrà recuperare? e nel frattempo io con chi parlo? Non posso avvicinare nessuno per paura di sfociare nel tradimento? Io non voglio tradire, come ho detto fin dall’inizio, ma non voglio nemmeno impormelo, devo ritrovarne le ragioni e non allontanarmi come un’appestata perché altrimenti rischio di chiudermi troppo e di viverla come una rinuncia…l’ennesimo sacrificio fatto per perdonare mio marito.

ZEBRETTA Ciao Castalia, scegliere di perdonare è qualcosa di assolutamente intimo e nessuno può dire se sia giusto o sbagliato. E’ qualcosa che devi sentire tu.

Non so quanto tempo sia passato dalla scappatella di tuo marito: non intendo il tempo nel senso del trascorrere dei giorni ma quella percezione soggettiva del tempo che ci consente di valutare gli eventi ad una certa distanza e non sull’onda delle emozioni negative che, inevitabili, scaturiscono in certe situazioni traumatiche.

Non so nemmeno cosa tu intenda per perdono e quindi non so se tu abbia concretamente fatto qualcosa per raggiungere questo traguardo.

A volte, specie quando ancora sentiamo rabbia, abbiamo la convinzione e l’esigenza che chi ha tradito faccia qualcosa che automaticamente ci faccia sentire di nuova fiducia, stima, rispetto e complicità.

Sarebbe bello, forse anche appagante e riposante dopo il dispendio di energie messe in campo per arginare la caduta.

Una relazione è composta da due individui e due sono le persone che la devono ricostruire: non c’è “giustizia” in questo senso per chi ha pagato un prezzo tanto alto come un tradimento.

Anzi, paradossalmente chi è stato tradito è proprio colui che possiede più forza.

La complicità si ritrova quando si ricomincia a confidarsi.

Come fa tuo marito ad essere tuo amico se tu lo tieni a distanza?

Cosa potresti raccontare a quest’altro uomo che non puoi dire a lui?

Se tuo marito non ti avesse tradito come ti saresti comportata?

Avresti vissuto come una rinuncia o un sacrificio l’allontanamento da un uomo che ti fa pensare di poter tradire?

Se tu restassi con tuo marito “forse” potreste recuperare il vostro rapporto.

Se continuassi a frequentare quest’uomo “forse” potresti tradire, “forse” potresti innamorarti, “forse” potresti scoprire che non ne valeva la pena.

Nessuno di noi può sapere con certezza cosa accadrà.

Per te la fedeltà è un valore?

Perchè al di là di tuo marito o dell’altro uomo, tradire non è solo venire meno alle promesse fatte a qualcuno o acquisire il diritto di poterlo fare a nostra volta se l’abbiamo subito.

Tradire può voler dire prima di tutto tradire noi stessi. E questo poi porta a stare male, ad avere sensi di colpa.

Le scelte che compiamo devono essere coerenti con ciò che siamo. A prescindere dal tradimento di tuo marito, tu come vivresti questa esperienza?

Non so tuo marito: il mio era ed è ancora oggi lacerato da quella scelta.

Dopo due anni ancora gli procura un immenso dolore e mi ripete spesso che non riuscirà mai a perdonarselo.

Ci sono persone che non credono nella fedeltà ( e forse non dovrebbero sposarsi) ma se ci credi, tradendo vai in primo luogo contro te stessa.

Quanto a tuo marito e al vostro matrimonio:ci si sposa nella convinzione che sia per sempre ma non ci sono garanzie.

La realtà è che anche quando vi siete sposati “forse” avreste continuato ad essere complici e ad amarvi.

Chi poteva garantirlo?

Forse con lui sarai di nuovo felice, forse no.

Come pensi sia possibile saperlo?

Prova a ripensare ai motivi che ti hanno indotto a sposarlo, chiediti se esistono ancora.

E poi pensa a quale strada può essere quella giusta per te da percorrere: se riprovare con lui, se lasciarlo, se provare a vedere cosa succede con quest’altro uomo.

A quali risultati ti porterà ciascun cammino è qualcosa che potrai sapere solo quando inizierai a camminare. In ogni caso è un rischio.

Scegli in base al cammino che senti ti appartiene di più, perchè è in linea con la persona che sei ed è coerente con te stessa.

Per quel che mi riguarda per esempio,io ho scelto di proseguire con mio marito perchè, a prescindere da dove questo ci porterà, c’erano ancora i motivi per cui lo avevo scelto e perchè, per il mio modo di essere, ho bisogno di sentire di aver fatto tutto ciò che è in mio potere per potermi guardare indietro senza rimpianti.

Un’ultima considerazione: concordo con quanto ti ha detto Velia circa il perdono.

Possiamo dire di avere perdonato quando riusciamo a mettere nel passato il torto che abbiamo subito e, pur senza dimenticarlo, possiamo ripensarci senza provare più dolore.

Tu senti di avere perdonato davvero? Un forte abbraccio

CASTALIA Cara zebretta e cara velia avete perfettamente ragione quando mi dite che ancora non sono riuscita veramente a perdonare, ma anche se volessi cercare un recupero come chiudo questa “storia”? Se la chiudo bruscamente, ne avverto la mancanza e forse la idealizzo troppo. Non so come fare

VELIA cara Castalia, magari sapessi come si fa, ti pare starei qui? (ovviamente scherzo). Se il tuo problema è il chiudere bruscamente non c’è un modo per dilazionare i vostri incontri?

Forse allontanandoti poco per volta riuscirai a vedere anche nella giusta prospettiva questo rapporto e magari, nello stesso tempo potresti ricominciare a parlare con tuo marito. Forse magari proprio partendo da quello che hai detto a noi, che ti manca il vostro rapporto di prima, che non ti senti più complice, che il vostro rapporto è cambiato e tu sei cambiata dopo il tradimento. Io non so come avete affrontato il tradimento come coppia, forse non lo avete fatto fino in fondo. Se tu cominci a parlare di tutto ciò che ti ha ferito e ti ferisce e che ti ha portato a pensare ad un altro, forse tra voi le cose si rimetteranno in moto. Forse il vostro rapporto avrà la possibilità di ricomnciare in modo più profondo.

Certo ci sono troppi forse ma vale la pena di tentare. Soprattutto perchè penso che ciò ti farebbe stare molto meglio.

Nel mio caso specifico il tradimento ha invece sbloccato una situazione di stallo che si era creata precedentemente e che in parte lo aveva determinato. Ora, tra molti alti e qualche basso, siamo entrambi più consapevoli di noi e di ciò che veramente vogliamo l’uno dall’altra. A prescindere da come andranno nel futuro le cose (la vita è lunga e piena di sorprese e ho imparato a non dare più niente per scontato) per il momento ho deciso di ricostruire, di ricominciare riprendendo tutto ciò che di buono c’era tra di noi e partendo proprio da lì.

Nei momenti di fragilità post tradimento ( e non importa quanto tempo sia passato se tu non lo hai superato) è facile avvicinarsi ad un altra persona perchè si pensa di essere compresi e di nuovo apprezzati e degni di interesse e soprattutto perchè è più facile ricominciare ex novo un rapporto piuttosto che ricostruirne uno in cui siamo stati profondamente feriti. Il tradimento mina nel profondo le nostre sicurezze. ma spesso questi nuovi avvicinamenti sono del tutto irreali e molto più deleteri per noi stessi. Un saluto

CASTALIA Grazie velia e tutti gli intervenuti. Esco da un periodo difficilissimo della mia vita in cui mi sono sentita veramente sola preceduto dal tradimento di mio marito. Mi rendo conto dell’importanza di parlare con altre persone. Grazie di nuovo a tutti

ANNABLUE Castalia, parla con noi, allora. Ti senti sola, ti senti incompresa perchè sei stata ferita. E’normale cercare conforto.

E’ normale farsi accarezzare dal pensiero che altri uomini possano comprendere ciò che il nostro uomo non ha compreso.

Che altri uomini possano apprezzarci, possano star bene con noi…. tutto il resto è un film che ci costruiamo da sole.

Tu passi poche ore con il tuo collega, e ti pare tutto bello, facile, ti senti desiderata, ascoltata, corteggiata. Per qualsiasi essere umano questa è una soddisfazione, specie dopo una botta in testa come il tradimento di tuo marito (e tutto quello che ne è seguito immagino).

Ma ora hai trovato noi, che riusciamo ad essere mooolto irrazionali con noi stessi, ma con gli altri che passano emozioni come le nostre… siamo in grado di vedere meglio, di dare una mano, nel nostro piccolo.

Il tuo collega, idealizzato nelle ore in cui ci stai insieme, potrebbe rivelarsi un disastro nel lungo termine.

Rovinare due matrimoni per poi scoprire di aver commesso un immenso errore… ma ne vale la pena?

Non ti dico di perdonare tuo marito, se non te la senti.

Ne’ di fare la monaca di clausura, sbagliatissimo chiudersi in sè stesse.

Ma c’è un mondo fuori! non c’è solo il tuo collega.

Beh, per il momento ci siamo noi, e come vedi siamo tanti. Parla con noi.

Ti fa meglio e non fai male a nessuno, anzi.

Aiuti noi a capire certe dinamiche, e magari noi possiamo aiutare te, possiamo starti accanto e darti forza per essere più obiettiva e più determinata nelle tue scelte.

Anche se purtroppo non possiamo prenderle per te.

 

VELIA Ciao Castalia, sono d accordo con annablue. Il forum per me ha rappresentato un’ancora di salvezza, mi ha permesso di poter scrivere liberamente quello che più mi faceva soffrire e ne ho ricevuto conforto. Nessuno può prendere le decisioni al nostro posto ma parlare aiuta a chiarirsi le idee, a sfogarsi, a liberarsi da tutto ciò che ci fa soffrire. Nel momento stesso in cui scriviamo ciò che più ci fa stare male tutto appare sotto una nuova luce. Il bello di questo posto è che qui amanti, traditori, traditi e qunat’altro possono confrontarsi tutti insieme. E forse si può chiarire con dei perfetti estranei ciò che con le persone a noi più care non riusciamo a fare.

E poi quando si vede che altri hanno passato o passano le nostre stesse sensazioni ci si sente meno soli. Un abbraccio

CASTALIA Carissimi, sto cercando di vedere gli aspetti meno positivi di questa mia amicizia e con mio stupore mi sono accorta di esserne sempre meno dipendente da essa e credo che anzi questa esperienza potrà anche farmi capire alcuni aspetti del tradimento di mio marito. Pensavo fosse l’amore non cercato, ma capitato, quello che va oltre le proprie volontà ed invece ne vedo tutti i limiti. Forse è nato dalla solitudine, forse dalla ricerca di qualcosa di bello che non riuscivo a trovare e forse qualcosa di buono in effetti c’era. Le relazioni interpersonali hanno un fascino che seduce: qualunque sia il motivo per cui entri in contatto con gli altri sei sempre di fronte ad un’incognita. Cerchi di capire e di capirti ed è sempre un’avventura.

Io mi sono fermata prima di iniziare una relazione extraconiugale; ne ho ricercato le ragioni, ma mi chiedo perché mio marito non l’abbia fatto. E al di là delle ragioni che possano averlo indotto, mi chiedo se sia un uomo che abbia paura di conoscersi e di affrontare se stesso. Perché è facile tradire e forse si può anche capire la situazione che ha portato al tradimento; ma poi alla fine rimane sempre la persona che sei e con la quale devi fare i conti. Sei capace di farli o ne hai paura?

VELIA Ciao Castalia, mi piace ciò che hai scritto a proposito delle relazioni interpersonali, è vero e credo che, a maggior ragione, questo pensiero vada applicato anche alle relazioni di coppia in cui, probabilmente diamo troppo per scontata l’altra persona. Pensiamo di conoscerla ma in realtà non è così solo che mentre con un estraneo spesso siamo spinti dalla curiosità a conoscere, lo stesso sforzo non lo facciamo con le persone che ci sono più vicine. Se veramente ci soffermassimo di più a conoscere l’altro e non a immaginarlo come ormai abbiamo deciso che debba essere credo saremo tutti più felici. Conoscere l’altro ma anche noi stessi è una vera e propria avventura perché tutto cambia ed è in continua evoluzione. Peccato che tale saggezza arrivi solo dopo delle belle botte in testa!!!!

Hai ragione quando dici che è più facile tradire: è un modo comodo di sfuggire a qualcosa che non necessariamente deve essere nella coppia ma che magari è dentro di noi: insoddisfazione, paura, ansia, frustrazioni varie.

Tu ti sei fermata prima di tradire perché sicuramente non è nelle tue corde questo gesto (hai detto tu stessa che non ami i sotterfugi e le bugie) e hai preferito cercare di capire che cosa ti avesse spinto verso quest’altra persona e forse anche perché (ma è solo una cosa a cui sto pensando questi giorni) avendo provato cosa significa essere stati traditi hai preferito pensarci bene. Penso infatti che molti traditori non si rendano conto della sofferenza che “infliggono” all’altro. Pensano che sia una cosa che riguarda solo loro, un momento di libertà tutto personale e forse non pensano che possa provocare un dolore così profondo. Lo capiscono solo quando lo vedono manifestarsi in noi e allora cercano di minimizzare (“e che sarà mai, non ho ucciso nessuno” è la frase che più ho letto nel forum) perché si sentono tremendamente in colpa e hanno paura di affrontare quello che provano.

Tuo marito, come il mio, non si è fermato a pensare ma è andato dritto per la sua strada. Mio marito ha tradito perché in quel momento gli sembrava la cosa giusta da fare per se stesso. Non si è minimamente posto il problema che il suo gesto potesse ferirmi. Per lui non era possibile che io ne soffrissi. Non si è reso conto di quanto dolore mi ha provocato se non dopo. Per lui le due cose erano nettamente separate e quindi si è detto: “perché no?”. Solo dopo, parlando con me ha capito che dietro quel tradimento c’era tutto un suo universo interiore che lui non aveva voluto affrontare in altro modo.

Abbiamo cominciato a parlare e sono emersi lati del suo carattere che anche lui non pensava di avere. Questa esperienza ci sta permettendo di conoscerci meglio.

Certo sarebbe stato meglio se non fosse successo e se avessimo trovato il modo di fare questo “viaggio” all’interno di noi stessi in un altro modo. Però penso anche che si decide di capire chi siamo solo quando siamo in crisi. E se non fosse stato il tradimento e lui avesse riversato le sue frustrazioni su altro?

Forse per te e tuo marito potrebbe essere lo stesso. Non so se avete mai parlato chiaramente di quanto è accaduto. Forse solo parlandone sinceramente anche tuo marito potrebbe cominciare a fare i conti con se stesso e con il tuo dolore. Un caro saluto

 

CASTALIA Ritorno qui dopo qualche mese dai fatti. Spaventati da ciò che poteva essere, abbiamo, con tacito accordo, chiuso ogni sorta di confidenza personale. I nostri rapporti sono diventati freddi, distaccati e limitati al solo saluto quotidiano da bravi colleghi. Ieri per la prima volta dopo mesi eravamo a mensa insieme e ci siamo “raccontati” che tutto va bene nelle nostre vite, anche se ci siamo “letti” perfettamente. Mi domando cosa abbiamo ottenuto: io che non riesco a perdonare mio marito ed ogni sforzo per riavvicinarmi diventa sempre più pesante e lui che si sente sempre meno compreso nella sua affettività ed intimità. Eppure siamo dei coniugi perfetti: io che non tardo mai una cena e lui che ogni giorno la va a prendere al lavoro. Facciamo esattamente ciò che i nostri partners si aspettano da noi, la nostra coscienza ci ha impedito una relazione extraconiugale, agli occhi degli altri appariamo coppie perfette. In auto, tornando dal lavoro ieri, le mie lacrime avevano un calore particolare, bruciavano troppo. Mi domandavo dove sono finita io, dov’è finita la mia voglia di sentirmi amata, capita. Mi chiedevo se in realtà sto recitando un ruolo che non sento più e che cosa avrei detto ai figli che avrò riguardo al matrimonio: il matrimonio è un compromesso? E’ un sacrificio? E’ un impegno? con chi? con se stessi o con l’altro in virtù di una promessa che può anche svuotarsi fino a perdere di ogni significato?

VELIA Ciao Castalia, speravo che in questi mesi di assenza dal forum le cose per te si fossero sistemate e mi dispiace molto che invece non sia proprio così.

“Eppure siamo dei coniugi perfetti: io che non tardo mai una cena e lui che ogni giorno la va a prendere al lavoro. Facciamo esattamente ciò che i nostri partners si aspettano da noi, la nostra coscienza ci ha impedito una relazione extraconiugale, agli occhi degli altri appariamo coppie perfette.”

Mi ha colpito questa frase perchè tu sottolinei di fare ciò che tuo marito si aspetta da te ma è evidente che tu vorresti altro. Ne hai più parlato con lui, del tradimento, di come stai, del vostro rapporto? Oppure hai preferito andare avanti come se niente fosse sperando che le cose si sistemassero da sole?

Continuo a non credere nel tradimento come possibilità. Non lo è mai, almeno per me.

Sul fatto poi di essere coppie perfette comincio a nutrire seri dubbi su tutti quelli che lo sembrano, ma soprattutto penso che i gesti hanno un senso e un valore se gliene attribuiamo, altrimenti non rappresentano nulla. Andare a prendere la moglie al lavoro e la tua cena sono solo sinonimo di abitudine, non di rispetto per l’altro o sentimento.

Se credi che il tuo matrimonio si sia del tutto svuotato, che tu, nonostante ogni sforzo, non riesci a superare il tradimento di tuo marito, che comunque vi siete allonanati troppo, allora forse è il caso che tu chiarisca a te stessa se effettivamente vuoi portare avanti tutto ciò oppure forse devi prendere coscienza che il tuo rapporto con tuo marito è definitivamente finito.

Non è mai facile “decidere” che il proprio matrimonio è finito. Sono talmente tante le energie che si investono in un matrimonio che, anche nel momento in cui ci si accorge di non amare più l’altro e che comunque non ci sono più i presupposti per rimanere insieme, è difficile troncare. Si è investito tempo, affetto, desideri, speranze, tutto noi stessi e ci si chiede se per caso non abbiamo sbagliato tutto, magari la persona, magari con un altro sarebbe andata meglio.

Il fatto è che il tempo cambia tutto e tutti. Noi ci evolviamo senza nemmeno accorgercene e può anche succedere che, ad un certo punto, non ci si trovi più con la persona scelta tanto tempo fa. Sicuramente entrambi abbiamo concorso a camminare vicini ma a diventare estranei, ma oramai è successo.

E se nonostante gli sforzi proprio non si può ritrovare la sintonia allora forse è il momento di mollare.

Se quando ti volti indietro e ti chiedi cosa ti ha spinto a scegliere proprio lui e non sai più la risposta, non la trovi più o non corrisponde proprio più a ciò che stai vivendo, allora forse il percorso iniziato si è interrotto.

Io credo sinceramente che il matrimonio sia un po’ un insieme di tutte le cose che hai detto tu. E’ sicuramente un grosso impegno perchè lega due persone sulla base di un sentimento che troppo spesso diamo talmente per scontato che soffoca ancora prima di maturare del tutto.

E’ anche sacrificio perchè entrambi rinunciamo a qualcosa della nostra individualità in nome di un noi comune. Spesso è anche compromesso perchè siamo due individui diversi che si devono incastrare tra loro.

Ma tutti questi aspetti, che potrebbero sembrare negativi, dovrebbero essere controbilanciati da tutta una serie di altri sentimenti, quali ad esempio la comprensione di noi, l’essere accettato dall’altro per quello che veramente siamo, la serenità, la gioia di stare insieme e condividere delle cose, la voglia di stare insieme. Certo la passione travolgente dei primi tempi e l’innamoramento non durano ma semplicemente perchè cambiano forma e diventano quell’amore maturo e forte che ci rende veramente felici.

So che è così perchè ho avuto la fortuna di conoscere persone veramente felici nei loro matrimoni. Ma se tu vivi il tuo come una trappola allora forse è il caso di farsi delle domande. Un abbraccio

CASTALIA Come si ritrova il “noi”? Credo che sia un delicato equilibrio che non si può spezzare e rattoppare con semplicità. Il mio “noi” era fatto di tante cose, di passione, di rispetto, di complicità, di fiducia, di sicurezza, di libertà, di spontaneità, di confidenza, di comunione… insomma d’amore. Lui, la mia base sicura ed il mio porto di salvezza nei miei momenti critici….e poi di colpo scoprire che tutto e’ stato messo in gioco per una storia di solo sesso (come dice lui). Mi ripete che non ha mai smesso di amarmi e che era una storia solo di sesso, ma io sento un grosso allontanamento tra di noi e non riesco più a vederlo come mio riferimento: e’ qualcosa che non dipende dalla mia volontà. Ma come si fa a dire di amare una persona e fare sesso con un’altra? Cos’e’ mancato? Si può superare tutto questo? E come? Con i sospetti? Con i sensi di colpa?

Siamo una coppia falsa, perche’ non lo sento più come completamento della mia persona e lui non può sentirmi vicina come un tempo. L’impegno, il sacrificio ed il compromesso cui facevo riferimento sono definizioni razionali che, a mio avviso, non possono essere preponderanti quando si qualifica un rapporto di coppia

LAVINIANO Buon pomeriggio Castalia. Ho letto i post in questo thread e mi sovviene in mente la parte finale della preghiera “Padre nostro”, dove dice: “non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen

La preghiera chiede la forza di vincere la tentazione. Nel lezionario pubblicato nel dicembre 2007 dalla Conferenza Episcopale Italiana, la frase “non ci indurre in tentazione” è stata modificata con la seguente traduzione: “non abbandonarci alla tentazione”.

Ce la fai da sola a resistere alla tentazione oppure hai bisogno del ricorso alla preghiera ? Dai tuoi post non vedo riferimenti al trascendente…

Spesso la persona tradita torna a vivere col partner dopo aver ristabilito la simmetria… tradendo a sua volta.

Velia con competenza ti ha spiegato come si è comportato il marito, e in quel comportamento anche psicologico del suo compagno mi specchio anch’io.

Non sono un moralista e alla mia età non mi pongo più il problema se tradire sia giusto o sbagliato.

Si vive una sola volta. Se non hai bambini piccoli da accudire e far crescere, perchè essere incerta ? Perché tormentarti. Devi decidere: si o no ! Se decidi per il si, dopo cosa succederà ? Ci puoi spiegare come immagini il dopo ?

CASTALIA Se pensassi che la preghiera risolvesse tutto prenderei per buone le parole di mio marito quando diceva che mi amava anche mentre mi tradiva. Purtroppo sono un tipo che non si vuole raccontare favole e cerca di capire. E’ molto semplice anche percorrere una strada e poi stare a vedere. L’interdizione ed il dubbio non credo siano debolezza, ma aiutano a capire gli altri e se stessi. Come immagino il dopo tradimento? Ma poi in fin dei conti chi tradirei? Un marito che ancora non ha capito una parte fondamentale di me ed io che non ho capito le sue ragioni? La moglie dell’altro che non si accorge del disagio di suo marito solo perché rispetta un ruolo? L’altro che cmq accetta la sua condizione pur avvertendo che ci può essere di più? Tradirei solo me stessa, perché la comprensione, la condivisione e l’amore non l’avrei da nessuno. Forse mio marito continua a tradirmi non comprendendomi? Ed io forse non lo sto già tradendo quando penso tutto ciò?

ZEBRETTA Il mio “noi” era fatto di tante cose, di passione, di rispetto, di complicità, di fiducia, di sicurezza, di libertà, di spontaneità, di confidenza, di comunione… insomma d’amore. Lui, la mia base sicura ed il mio porto di salvezza nei miei momenti critici….e poi di colpo scoprire che tutto e’ stato messo in gioco per una storia di solo sesso (come dice lui). Mi ripete che non ha mai smesso di amarmi e che era una storia solo di sesso, ma io sento un grosso allontanamento tra di noi e non riesco più a vederlo come mio riferimento: e’ qualcosa che non dipende dalla mia volontà. Ma come si fa a dire di amare una persona e fare sesso con un’altra? Cos’e’ mancato? Si può superare tutto questo? E come? Con i sospetti? Con i sensi di colpa?

CASTALIA Se lui ha avuto gli stessi pensieri miei allora non è stata una cosa da poco e solo per sesso. Ha messo in discussione molto della nostra coppia. Mi chiedi cosa abbiamo fatto per superare la crisi; penso che fino ad adesso non abbiamo mai veramente approfondito perché approfondire significherebbe anche mettere in conto la fine del nostro matrimonio. Personalmente mi sento molto confusa e non voglio sbagliare; le parole pesano quanto macigni e talvolta non si può tornare indietro.

ZEBRETTA penso che fino ad adesso non abbiamo mai veramente approfondito perché approfondire significherebbe anche mettere in conto la fine del nostro matrimonio

Anche noi all’inizio abbiamo fatto questo: accettare che un matrimonio possa finire è particolarmente doloroso e allora resti immobile per paura di sbagliare.

Cosa credi possa accadere continuando a restare fermi?

Il nostro psicoterapeuta ci disse che era come guardare una persona agonizzare e non fare nulla per salvarla. Alla fine, comunque, muore.

La fine del vostro matrimonio è una possibilità che esiste, a questo punto, a prescindere che voi la vogliate considerare o meno.

Anzi, volerla accettare significa avere la possibilità di capire se e come salvarlo.

So quanto è difficile e complesso: posso dirti che, nella mia esperienza, quello è stato il primo vero punto di svolta. Un abbraccio

BACILLO Ciao a tutti. Mi chiederei se il tuo attuale dubbio sia legato veramente al tradimento di tuo marito non ancora superato, oppure alla presenza,ormai da tempo, del collega nella tua vita.

Se per te la fedeltà è un valore cosi’ importante che ti impedisce di superare un tradimento, dal mio punto di vista, flirtare con il tuo collega è solo controproducente. Credo non sia la maniera piu’ corretta per ricucire il rapporto con tuo marito. Forse dovresti allontanarti definitivamente dal tuo ipotetico amore e cercare di capire cosa abbia portato tuo marito a tradirti e a te di pensare di farlo.

Io non considero il tradimento come cosa da poco perchè non è mai improvviso e inaspettato. Prima di tradire si ha sempre il tempo di porsi delle domande su quello che si stà facendo sul perchè e sulle conseguenze che porterà all’interno del matrimonio. Se a tutte le domande si risponde con un ” ma si è solo sesso” è peggio ancora. L’unica giustificazione ad un tradimento la acceterei solo da un vero innamoramento, della serie ti ho tradito perchè mi sono innamorata di lui.

Vedo due problemi, un tradimento non ancora superato ed un’infatuazione per un collega. Se vuoi salvare il salvabile del tuo matrimonio, affronta di petto l’argomento del tradimento con tuo marito. Sfogatevi, datevi le colpe, piangete, ma pero’….Parlate, parlate, parlate. Solo cosi’ credo riuscirete a capire se veramente siete ancora importanti l’uno per l’altra..Parlando.

Il discorso del rapporto con il tuo collega io proprio non lo considererei a questo punto. Ti ingarbuglierebbe solo la vita.

Sarebbe un rapporto già incasinato in partenza che non sapresti nemmeno dove ti porterebbe.

CASTALIA So quanto è difficile e complesso: posso dirti che, nella mia esperienza, quello è stato il primo vero punto di svolta.

Vero, zebretta, ma fa paura.

Caro bacillo66 più che la fedeltà, per me è un valore la verità. E’ vero che mio marito mi ha tradita, è vero che sicuramente avrò le mie responsabilità su questo punto, è vero che col collega non è un flirt che mi fa sentire carina o altro, quanto una vera e propria corresponsione: che sia amicizia o qualcosa di più questo non lo so, ma non è un flirt. Forse il collega mi ha fatto da specchio, mi ha dato l’occasione di riflettere su di me e sul mio matrimonio. Forse ha fatto vibrare quelle corde che pensavo perdute. Qual è il vero tradimento? Perdere una parte di se stessi o aver paura? Ringrazio tutti voi per i vostri interventi intelligenti e sensibili che mi portano a riflettere su tante cose.

VELIA Ciao Castalia, lo stato d’animo che vivi mi appartiene e lo conosco. Nonostante abbia deciso di andare oltre il tradimento, di cercare di superarlo, proprio in questi giorni (sono passati 5 mesi ormai dalla confessione) mi sono ritrovata affacciata ad un baratro e mi sono pietrificata. Mi sono resa conto che il mio matrimonio aveva perso di significato che la mia quotidianità era completamente svuotata di senso e valore e che ogni gesto, ogni parola erano assolutamente stonati perchè, per me, privi di ogni tipo di valore.

Mi sono interrogata a lungo su cosa volesse dire tutto ciò. E ho avuto (e in parte ho ancora) la tua stessa paura: che se mi muovo, se provo a smuovere le cose tutto mi crollerà miseramente addosso come un castello di carte.

In questi mesi ho parlato a lungo con mio marito ma mi mancava qualcosa per capire fino in fondo perchè mai avesse messo a repentaglio tutto per una storia senza importanza.

La verità mi ha colpita come una doccia fredda ma mi ha scosso profondamente dal mio torpore. La verità vera è una sola: lui non ha proprio pensato alle conseguenze ma si è solo preso ciò che la vita gli ha offerto. Ha agito con una superficialità disarmante. La verità è che mio marito è molto superficiale.

Ognuno fa i conti con la propria vita e la propria storia ma io ero convinta che lui fosse un ragazzo di tutt’altro genere e che mai avrebbe potuto fare una cosa del genere. Pensavo che, se mai fosse accaduto, sarebbe stato solo perchè innamorato di un’altra. E invece è successo e lui non era assolutamente innamorato dell’altra (e lo so per certo e non solo perchè me lo abbia detto lui).

Io non so ancora come convivere con tutto questo.

So che voglio cercare di ritrovare il mio matrimonio perchè in fondo credo che meriti un’altra possibilità.

Spero di riuscire a ritrovare la sintonia con mio marito.

Non è facile e alcuni giorni mi sembra talmente assurda questa pretesa di voler superare il tradimento che vorrei fuggire lontano.

Poi però penso che per fuggire, per distruggere tutto c’è sempre tempo e che il dolore che proverei ora, per una eventuale fine del mio matrimonio sarebbe molto più grande rispetto al dolore che provo ora.

Ho scelto di darmi e darci tempo. Un abbraccio

TEMPORY Castalda sei certa di quello che scrivi? Se tu asserisci che non è un flirt tra te il tuo collega quindi è qualcosa che si avvicina piu’ all’amore, allora lascia tuo marito e vai a vivere con lui, sarai sempre piu’ onesta di tuo marito che ha tradito per superficialita’ , e senza considerare la persona (tu)che aveva scelto di condividere la sua vita ! ma qui mi sorge un dubbio , sarebbe disposto il tuo collega a lasciare la moglie e tutto il suo orticello? E se questo accadesse , anche se ho qualche dubbio,non pensi che tuffati in una realta’ diversa da quella che vivete ora , al limite dell’innamoramento , tutto si risolva in una bolla di sapone ,e col rimpianto di cio’ che si è perso?

Non sarebbe piu’ opportuno stare per un pò lontana da tutte e due le persone che ti creano un conflitto cosi’ profondo?

sopratutto per capite realmente cio’ che tu vuoi.

In bocca al lupo !

CASTALIA Non è un amore: se lo fosse avrei risolto il problema e comunque ormai ne sto lontana. Ma questo non mi impedisce di accorgermi del vuoto che ho nel mio matrimonio. A volte penso che le confidenze col mio collega (ormai sempre più rare) siano in realtà più un metro per misurare i progressi con mio marito; insomma, un banco di prova.

VAIOLET Ciao Castalia, ho vissuto la tua stessa esperienza, ma al contrario. Il matrimonio arrivato ad uno stallo, in bilico su precipizio e nessuno dei due che fa niente per salvarlo. Senso di vuoto, noia, incompletezza, mancanza di obiettivi, incomunicabilità. Ognuno di noi due stava nel suo angolo ben conscio del fatto che se avesse aperto bocca sarebbe crollato tutto. Troppo difficile affrontare la realtà le sue conseguenze. Ci nascondevamo dietro la normalità, la vita di tutti i giorni, le piccole cose che ti tengono impegnato il cervello. Ma dentro di te senti che non va, senti che ti manca qualcosa di importante, di unico. Fino a quando, uno dei due, quello più disperato, si lascia andare, intravede un nuovo amore, uno stimolo, una luce che lo illumina d’improvviso e gli fa da stampella su cui appoggiarsi e dare una spallata a tutto. Voi lo avete fatto entrambi, lui col tradimento tu con il il possibile tradimento. Ora la vostra strada è tracciata: con le vostre spallate avete aperto un varco, qualcosa che vi pone sullo stesso piano, potete dichiararvi la vostra sofferenza l’uno con l’altro, finalmente. Apritevi, parlate, urlate, litigate, piangete, mettete a nudo tutto ciò che avete dentro, buttate all’aria tutto e poi, tra le macerie, provate a vedere se la pietra angolare che avete posate insieme anni fa, c’è ancora e può essere la base su cui ricostruire.

CASTALIA Cara violet non sento di aver agito esattamente nello stesso modo di mio marito: non voler chiudere gli occhi con preconcetti o vacue certezze sul proprio stato di sposata non vuol dire tradire. Tra accorgersi che un altro potrebbe essere più confidente/amico di tuo marito e farlo diventare intimo per davvero ce ne corre….

Cmq in questo periodo ho parlato con mio marito del suo tradimento che vedo non soltanto fisico ma anche quello precedente alla sua storia, ovvero non essere stato con me, non aver capito le mie difficoltà in un periodo molto particolare in cui mi sono sentita la sola ad avere una progettualità di coppia (provvedere ad una casa, al matrimonio, ad un lavoro più sicuro e meno impegnativo per un’eventuale cura dei figli…) Mi ha ribaltato tutto contro: secondo lui non è vero che non mi era accanto (anche se non ha fatto niente per dimostrarmi il contrario), che i miei problemi li avrei cmq risolti da sola perché sono una donna forte, ecc..ecc.. Questo mio allontanamento avrebbe così gettato le basi del suo tradimento. In tutta sincerità non so se riuscirò ancora a stare accanto ad un uomo su cui so di non poter contare su di lui se ho dei problemi e per giunta si deresponsabilizza totalmente e mi riempie di sensi di colpa.

CASTALIA ….e continua a dirmi che mi ama! Aiutatemi a capire perché ho qualche problemino a riguardo. Ricapitolando il suo ragionamento era questo: “Sta andando tutto bene tra di noi; sposarsi, non sposarsi, avere figli o non averli è lo stesso, decidi tu, fai tutto tu…compra casa, arreda, ecc..; i tuoi problemi che vuoi che siano? risolviteli; ma siccome non avevi tanta voglia di far sesso me lo vado a trovare da un’altra parte! Però ti amo tanto e non voglio perderti.”

Ma sono io un po’ tarda o c’è qualcosa che non torna?

VAIOLET Quello che non torna, sei tu. Lascia stare lui e i suoi sentimenti per ora. Cosa provi tu? Cosa vuoi tu? Come vedi il tuo futuro con lui? Al di là del tradimento, com’era la vita con lui? Ti senti viva in questo matrimonio? Ti senti realizzata? Senti che nessun altro uomo potrà darti quello che hai con lui? E perchè non provi più attrazione sessuale per lui?

CASTALIA Attualmente non lo vedo il mio futuro con lui. Mi sento sola dentro ad una coppia. L’attrazione sessuale era diminuita perché non lo sentivo vicino. Sono un tipo che non crede all’attrazione fisica fine a se stessa. Quando i progetti di coppia erano condivisi non c’era nessun problema sessuale. E’ questo che lui non capisce.

In tutta sincerità non vedo nessun altro uomo che possa darmi più di quello che mi ha dato lui, altrimenti sarebbe tutto più facile: non riesco a recuperare ciò che avevamo prima perché lui non vuole capire come mi sono sentita io

VAIOLET Quello che lui esprime però (fai tutto tu, per me è uguale, ecc…) non è un comportamento da coppia. Nella coppia i progetti si fanno insieme e le responsabilità si condividono. Se lui non è in grado di capire questo, allora è inutile perdere tempo a spiegarglielo… Per assurdo, prova a rivoltargli la situazione e a dirgli: “caro, io ti amo, fai tutto tu, compra una casa, organizza il matrimonio, a me va bene tutto.” Vedi come reagisce…

VELIA Ciao Castalia, la cosa che mi ha ferita maggiormente del tradimento di mio marito è stato il fatto che lui mi abbia lasciata sola a risolvere delle questioni e che non si sia curato di me.

In un periodo in cui IO avevo veramente bisogno lui cominciava ad essere preso da un’altra e quindi non c’era per me. Lui dice di essersi cominciato a guardare intorno (nemmeno tanto poi, lei era già lì pronta ad accoglierlo, ma questa è un’altra storia!!!!) perchè io non lo desideravo più, non ero disponibile per lui etc… etc….

Quello che hai scritto tu lo avrei benissimo potuto scrivere io, insomma.

Riconosco la solitudine di fronte alle cose e il senso di appartenere ad una coppia che non lo è più.

Il fatto poi che scarichi su di te le responsabilità di tutto è abbastanza normale ma io credo dipenda dal fatto che tuo marito forse pensa di non aver poi fatto nulla di così tremendo, in fin dei conti ti ama, è stato solo sesso.

Potrei scrivere un trattato su ciò che penso di questa affermazione ma lo scatto in mio marito (che era sinceramente convinto di non avermi tolto nulla, di esserci stato, di non avermi lasciata sola) c’è stato e da lì poi si è potuto parlare di ricostruire. Nel momento stesso in cui si è reso conto di quanto profondamente mi avessse ferita allora anche lui ha cominciato a vedere le cose con occhi diversi e soprattutto ha iniziato il suo personale percorso per capire cosa effettivamente lo aveva spinto a fare ciò.

Se questo non ci fosse stato io non credo avrei potuto ricominciare a pensare ad un noi. Non sarebbe stato possibile perchè il mio concetto di coppia e il suo, con il tradimento, si erano allontanati troppo e io non potevo accettare la sua visione del rapporto. Non potevo accettare di stare con un uomo che considera il tradimento una cosa senza importanza, che succede a tutti, che fa parte della coppia.

Io capisco la tua confusione e il tuo dolore ma in questo momento sei tu che devi decidere se vuoi o no l’uomo che ti sta accanto. Se pensi che lui possa darti ciò che cerchi o se invece pensi di non riconoscerlo effettivamente più. Il far passare il tempo non serve a niente se non lo si fa in senso “attivo” ovvero lavorando su noi stessi.

Io spero che tuo marito si renda conto di tutto questo, altrimenti penso che abbia ragione Vaiolet.

CASTALIA Il tempo peggiora tutto, è vero. Certe avvisaglie dovevo coglierle prima…il suo rimandare le decisioni, la sua mancanza anche solo per parlare. Ma come si fa a riconoscere il limite di tolleranza? Se lo avessi lasciato solo perchè il 10 anni non mi era mai sembrato deciso di un progetto di vita insieme e rimandava a me le decisioni forse mi sarei pentita di non averlo aspettato, di essere stata troppo precipitosa. Però ci si allontana sempre di più fino ad arrivare ai tradimenti e allora quand’è che ci siamo realmente persi? Ho paura di rattoppare e che di fatto si possa continuare su due strade parallele ma non insieme, ma ho anche paura di non darci un’altra possibilità. Che fare

VELIA Io sono dell’avviso che non si possano prendere decisioni così importanti come quella di chiudere un matrimonio su due piedi, e soprattutto sulla scia di rabbia o rancore o solo dolore. Ci vuole tempo per maturare tale decisione, veramente.

Capisco che tu voglia darti un’altra possibilità ma non puoi farlo da sola.

Nel senso che tuo marito deve essere consapevole di cosa pensi, del tuo dolore e soprattutto del fatto che potresti anche non voler stare più con lui, e agire così di conseguenza.

Dovete parlare e parlare e se non riuscite a farlo da soli farvi aiutare, magari da un consulente. Solo così, io credo si potrà arrivare a capire la strada, se andare avanti oppure separarsi.

Dott. Roberto Cavaliere Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private (anche telefoniche e/o via Skype) tel.320-8573502 email:cavaliere@iltuopsicologo.it

IL PERCORSO PER PERDONARE UN TRADIMENTO

Il perdono è un processo lungo durante il quale si attraversano diverse fasi, ciascuna è indispensabile per riuscire realmente a superare la frattura creata dal tradimento

Per capire come arrivare a perdonare è necessario capire cosa è veramente il perdono. Spesso, infatti, si tende a confondere il perdono con la riconciliazionema sono due atti distinti. Perdonare significa riuscire a vedere i limiti di chi ci ha ferito, ridargli una dimensione più reale, di persona con pregi e difetti, comprendere senza per questo giustificare.

E’ un atto che richiede profondo equilibrio interiore nonché l’accettazione piena di noi stessi. Comprendere e accettare i nostri difetti e le nostre fragilità ci permette di farlo poi con gli altri. Perdonare non significa dimenticare ma far sì che il passato non continui a ferirci, ricordare senza provare dolore. In quest’ottica il perdono non è qualcosa che serve a chi ci ha offeso per liberarsi delle sue responsabilità ma innanzitutto un processo per liberare noi delle conseguenze dell’offesa che abbiamo ricevuto.

Non è facile perché molto spesso crediamo di aver perdonato e non è vero. Dopo aver preso consapevolezza di ciò per perdonare un tradimento è necessario compiere una serie di passaggi. Il tradimento rappresenta una profonda ferita personale per chi lo subisce, quasi assimilabile a un vero e proprio lutto.

Quindi, nella fase iniziale della scoperta non è possibile perdonare, è come chiedere a chi ha subito un lutto di dimenticare la persona che non c’è più. E’ necessario vivere la fase emotiva del dolore e della rabbia che segue la scoperta di un tradimento. Al contempo la persona che ha tradito deve permettere allavittima del tradimento di esprimere anche con forza tutto il dolore e la rabbia che ha dentro.

Tentare da parte dell’autore del tradimento di trovare subito delle spiegazioni razionali al proprio gesto non fa altro che amplificare dolore e rabbia della vittima che non solo si sente tale ma paradossalmente anche colpevolizzata. Solo dopo che si è attenuata la fase emotiva descritta, è possibile comunicare nella coppia e chiedersi perché sia successo.

Quindi alla fase emotiva ne segue una cognitiva di consapevolezza dell’accaduto. Solo alla fine di questa fase è possibile veramente perdonare. Il perdono non potrà essere mai totale, la ferita rimane, ha bisogno di tempo per cicatrizzarsi. Ilperdono è quindi un processo lungo e doloroso e non un atto isolato

Quando è un atto isolato e prematuro, non è vero perdono ma potrebbe solo nascondere la paura di perdere il partner, anche se ha tradito o rivelare un’incapacità di prendere atto di un disagio nella coppia che ha prodotto il tradimento. Un perdono come processo emotivo e cognitivo invece può rappresentare anche un momento di crescita psico-affettiva per la coppia.

Dottor Roberto Cavaliere

“Ma si può davvero perdonare, se è vero che l’Io si mantiene vitale solo grazie al suo amor proprio, al suo orgoglio, al suo senso dell’onore? Anche quando vorremmo sinceramente perdonare, scopriamo che proprio non riusciamo, perchè il perdono non viene dall’Io. E allora forse, meglio del perdono, che probabilmente è pratica insincera, a me sembra più costruttivo percorrere il sentiero del reciproco riconoscimento , dove chi ha tradito deve reggere la tensione senza cercare di rappezzare la situazione e, con brutalità cosciente, deve al limite rifiutare di rendere conto di sé. Il rifiuto di spiegare significa da un lato non misconoscere il tradimento ma lasciarlo intatto nella sua cruda realtà, e dall’altro che la spiegazione deve venire sempre dalla parte offesa. Del resto chi, dopo essere stato tradito, sarebbe in grado di ascoltare le spiegazioni dell’altro? Lo stimolo creativo presente nel tradimento dà i suoi frutti solo se è l’individuo tradito a fare un passo avanti, dandosi da sé una spiegazione dell’accaduto. Ma per questo è necessario che il traditore non giustifichi il suo tradimento, non tenti di attenuarlo con spiegazioni razionali, perchè questa elusione di ciò che è realmente accaduto è, di tutte le offese, la più bruciante per il tradito, e allora il tradimento continua, anzi si accentua.”

Da Le cose dell’amore di Umberto Galimberti, Feltrinelli

Dott. Roberto Cavaliere Psicologo, Psicoterapeuta

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SCOPRIRE CHE IL PARTNER HA MENTITO

Nostro marito non ci ha taciuto alcune cose importanti sulla sua vita che abbiamo scoperto solo una volta sposate. Il dubbio è se restare o se lasciarlo perché il tradimento della nostra fiducia è stato troppo grande, come fare?

Salve Dottore,
mi è successa una cosa che non credevo succedesse più, mi sono sposata 6 mesi fa e poco dopo il matrimonio ho scoperto che mio marito mi aveva raccontato un mucchio di bugie!!! Mi ha fatto credere di essere laureato in ingegneria e di stare cercando un lavoro, ma ho scoperto perché me lo ha detto lui stesso, che non è vero niente e che avrà dato si e no due esami! Un lavoro lo ha trovato, ma io mi sento a pezzi e voglio andarmene di casa perché mi sembra di non conoscere questa persona che mi ha mentito per anni. Allo stesso tempo però mi sento terribilmente in colpa perché so che mi mancherebbe e ho anche paura di ciò che penserebbero gli altri se io me ne andassi…non capisco qual è la strada da seguire
Prima ancora di decidere cosa fare del suo matrimonio cercherei di capire perché suo marito ha mentito. Potrebbe nascondere una profonda insicurezza, temere il suo giudizio e aver paura di essere lasciato se si fosse saputo la verità. Approfondisca le motivazioni profonde di queste bugie di suo marito prima di prendere qualsiasi decisione. In ogni caso lei potrebbe essere al momento solo profondamente delusa e fra qualche tempo avute le giuste spiegazioni da suo marito il suo disagio potrebbe rientrare.

Dott. Roberto Cavaliere Psicologo, Psicoterapeuta

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COME INTERROMPERE UNA RELAZIONE EXTRACONIUGALE

Mettere fine a una relazione extraconiugale può essere difficile perché il tradimento può avere dietro una situazione complessa, ma c’è un modo per lasciare l’amante

Interrompere una relazione extraconiugale potrebbe essere anche più difficile di separarsi ufficialmente in un matrimonio. Innanzitutto sono molto più determinate le donne a porre la parola “fine” rispetto agli uomini, come d’altronde avviene anche nelle relazioni ufficiali.

Circa le modalità da attuare per porre in essere la separazione bisogna considerare gli stessi fattori di separazioni ufficiali con l’aggiunta di altre due variabili: il senso di sconfitta da parte di chi è lasciato perché chi lascia ‘sceglie’ il partner ufficiale, e il possibile sentimento di vendetta di chi subisce la separazione.

Nell’interrompere una relazione extraconiugale bisogna tener conto di questi ultimi due fattori. Da qui le modalità con cui attuare la ‘chiusura’ della relazione.

1)    Essere sinceri sulle reali motivazioni dell’interruzione. Ogni scusa e pretesto sarebbe palese e non farebbe che inasprire le due variabili sopradescritte.

2)    Sottolineare che chi viene lasciato non è stato ‘usato e gettato via’ . Infatti, spesso chi è lasciato avverte la sensazione che sia stato ‘usato’ in un momento dicrisi della coppia ufficiale e messa da parte quando la crisi è rientrata.

3)    Mettere in conto possibili ritorsioni e vendette da parte della persona che subisce la separazione e predisporre meccanismi di difesa in tal senso.

Per riflettere: “è una follia..È una follia..odiare tutte le rose solo perché una volta una spina ti ha punto,seppellire tutti i tuoi sogni, perche uno di essi non si realizzò, condannare l’amicizia perché un amico ti tradì, non credere nell’amore perché qualcuno ti ingannò. Esiste sempre un’altra opportunità, una nuova amicizia, un nuovo amore. Per ogni fine c’è sempre un nuovo inizio.” da Il Piccolo Principe

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